Il sito archeologico di Carsulae è stato oggetto di numerosi scavi archeologici nel corso del tempo. Il sito suscitò un primo interesse già a partire dal 1500 quando nell’area erano solo visibili l’arco di san Damiano con la chiesa omonima, le cisterne, alcune delle tombe principali e l’anfiteatro.

La cosa incredibile che alcuni dei materiali sottratti agli antichi monumenti della città romana, furono riutilizzati per l’edificazione di nuovi edifici come ad esempio il palazzo Cesi ad Acquasparta.

Gli scavi archeologici proseguirono sotto papa PIo VI, nel 1700, realizzati per ampliare la collezione di alcune sezioni dei Musei Vaticani, nel 1800 altre indagini furono finanziate dal vescovo Giovanni Sabbioni. Tuttavia, a causa della generale incuria in cui ripiombò Carsulae successivamente alla realizzazione dei suddetti scavi archeologici, il sito fu nuovamente ricoperto da detriti e terreni alluvionali.

Le indagini archeologiche del passato, inoltre, non erano eseguite attraverso rigide regole scientifiche ma erano piuttosto caratterizzate da sterri ed i reperti raccolti, solitamente erano sottoposte a studi ed analisi scientifiche, in quanto andavano prevalentemente a rifornire e rimpinguare le collezioni di soggetti privati ed appassionati. Ben altra cosa rispetto ai tradizionali scavi stratigrafici, che permettono invece di realizzare una analisi dettagliata dei materiali e del contesto di ritrovamento così come quelli iniziati a partire dagli anni 50 dalla Soprintendenza Archeologica dell’Umbria sino alle scoperte recenti, avvenute anche grazie alla preziosa collaborazione della Maquarie University di Sydney.